La prima volta che ho sentito parlare di quest'autore e di questo libro è stato all'aeroporto di Fiumicino, quando Ivan, mio cognato, è partito per San Francisco e la sua storia con una splendida studentessa conosciuta a Firenze si stava frantumando. Ricordo che io gli regalai "Morte di mezza estate" di Mishima da leggere durante il viaggio e, parlando di libri, questa dolcissima e solare ragazza, che da quel giorno non avrei più visto né
sentito, mi scrisse "L'ombra del vento" e il nome dell'autore, su un vecchio biglietto del treno che avevo in borsa. Ho capito che tra loro era proprio finita quando ci siamo abbracciate e lei mi ha stretta forte a sé, come per memorizzare un profumo che sarebbe svanito presto. Ho tenuto con me quella piccola grafia per anni e non ho mai letto il libro, fino a oggi. Con una mia amica, Alessandra, ci siamo date un appuntamento "libresco al buio": tutte e due dovevamo portare un libro che avremmo letto e condiviso. Io le ho prestato "Cortesie per gli ospiti" di MC Ewan e lei "L'ombra del vento"...Così ho aperto la prima pagina sul "Cimitero dei libri dimenticati" e da quel momento, come Daniel, il protagonista del romanzo, ho rincorso Julian Carax. Zafon racconta il lungo viaggio di Daniel verso la vita adulta, passando attraverso gli scaffali della libreria di famiglia e l'adozione del misterioso libro di Carax "L'ombra del vento", libro che gli cambierà radicalmente la vita e che il piccolo protagonista, undicenne, ha scovato nel Cimitero dei libri dimenticati, luogo segreto e sacro nel quale lo conduce il padre. Luogo anch'esso legato alle vicende dello sfortunato Julian Carax. Luogo di memoria, luogo di passaggio e di cambiamento. La grande metafora di questa complessa vicenda, all'interno della quale ogni personaggio acquista un peso narrativo imprescindibile al tessuto della storia, è il valore concreto che ogni libro assume nelle vite del lettore. Da adolescente pensi che i libri ti cambino davvero la vita, da adulto ne sei convinto, perché ti rendi conto dei tuoi cambiamenti e delle tue riflessioni, allora li guardi, sono lì vicino a te e li cerchi per trovare conforto o per dissolvere dubbi o per sorridere...Sono lì, pronti a cadere nelle tue mani, a farsi sfogliare, a farsi annusare, a far vedere quanto siano ingialliti, dimostrazione del fatto che ti seguono da tanto, che prima le tue mani erano piccole e più bianche, oggi sono grandi mani.
"Sono cresciuto tra i libri, in compagnia di amici immaginari che popolavano pagine consunte, con un profumo tutto particolare." (Cfr. ibidem p.7)
L'ombra del vento può essere considerato un romanzo di formazione, all'interno del quale il protagonista compie un'evoluzione fisica, emotiva e spirituale e riesce a elaborare un lutto, la morte della madre, ritrovandone definitivamente il volto che non riusciva a ricordare e facendosi accompagnare verso una delle tante discese della vita, che chiudono mondi e aprono universi.
"In quell'istante rividi il volto di mia madre, il volto che avevo dimenticato tanti anni prima, come se avessi ritrovato un fiore tra le pagine di un libro. La sua luce intensa mi accompagnò durante la discesa." (cfr. ibidem p. 418)
giovedì 25 luglio 2013
martedì 23 luglio 2013
Se il diavolo porta il cappello...la rabbia e il coraggio di Ciro
Le persone che abbiamo intorno, lo dico sempre, ci cambiano la vita, costruiscono con noi i sentieri della conoscenza o ne condividono semplicemente il percorso e le gioie che da essi scaturiscono...Condivisione...Quanto amo e quanto credo in questa parola. "Partecipare insieme con altri allo spiegarsi delle cose, alla rivelazione della vita..." Per il prossimo libro dico grazie a Rossella, la mia amica libraia di Cesenatico e alla piccola, grande Emma, una mia ex alunna che sarà una donna davvero speciale! Il giorno del mio compleanno "Se il diavolo porta il cappello" è arrivato a me grazie a queste due magnifiche creature...
Questo libro vuole poche parole, va letto, occorre tornare indietro, capire chi parla quando l'autore cambia carattere di scrittura, è la speranza di Ciro? La speranza di un ragazzino tanto infelice, tanto tormentato, tanto solo diventa parola? Siamo nel dopoguerra, fa da sfondo alla storia di Ciro un bellissimo e rurale paesaggio toscano, paesaggio che trasuda magia come tutta la nostra penisola ne è stata pervasa soprattutto in quegli anni. Ciro, figlio di una "strega" che ha osato amare l'uomo che non era stato scelto per lei, Ciro, figlio dello straniero che ha promesso al suo amore di tornare, Ciro, vittima del pregiudizio, lui, così biondo, così diverso dagli altri bambini, ricorda, con la sua presenza, la sua diversità, il peccato della madre, quella donna che nessuno, a parte la cara e dolce Nandina, vuole aiutare. Ciro, il nome con il quale il padre, che è stato a Napoli, chiama tutti i ragazzini, forse perché, soldato americano, pensa che quella parola indichi il sostantivo "ragazzo". Ma forse Ciro in questa storia è un nome che racchiude in sé il destino dei molti bambini nati dalle ceneri di un paese sopraffatto dalla guerra. Di un paese macchiato, violato, ucciso dalla barbarie del secondo conflitto mondiale. Ciro, come "gGiro" della "Tammurriata nera", quella creatura "nira nira" nata dal ventre di una donna napoletana, Ciro, marchiato dal colore della pelle che urla la sua diversità, nonostante i paesani cerchino di dargli nomi come Francesco e Antonio, Giuseppe o Ciro quel bambino è nero come non si sa...Mentre il nostro Ciro, così chiaro, viene chiamato così solo dalla sua mamma e da Nandina, perchè per tutti gli altri"...sono l'americano, o, peggio ancora, il bastardo di Mara, la figlia di Sigaro." (cfr.p.15 ibidem) Ecco, Silei mi ha fatto pensare anche al testo di Nicolardi, "La tammurriata nera", canzone nata da un fatto realmente avvenuto, ma come si legge nello stesso testo, "Ne parlano le donne di quest'affare: Questi fatti non sono rari se ne vedono a migliaia!"(cfr.Canzoni contro la guerra). Peppe Barra ne interpreta una versione meravigliosa, ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo e per la prima volta ho ascoltato le parole di questa canzone, lui ne ha trasmesso la crudezza, il valore storico e il tragico, reale significato...
"Se il diavolo porta il cappello" può celare bene le corna, il suo aspetto animalesco e agire indisturbato, compiendo rituali e sortilegi...Silei tesse una tela che aumenta di ritmo mano a mano che questa si dispiega rivelando misteri e meraviglie. Vi ho trovato delle magnifiche sequenze descrittive e personaggi dal forte impatto emotivo.
Silei riesce a non cadere mai nel banale, a non farsi scoprire dal lettore esperto e a non fare abbandonare queste magnifiche duecentosessantaquattro pagine su un qualsiasi comodino...
Questo libro vuole poche parole, va letto, occorre tornare indietro, capire chi parla quando l'autore cambia carattere di scrittura, è la speranza di Ciro? La speranza di un ragazzino tanto infelice, tanto tormentato, tanto solo diventa parola? Siamo nel dopoguerra, fa da sfondo alla storia di Ciro un bellissimo e rurale paesaggio toscano, paesaggio che trasuda magia come tutta la nostra penisola ne è stata pervasa soprattutto in quegli anni. Ciro, figlio di una "strega" che ha osato amare l'uomo che non era stato scelto per lei, Ciro, figlio dello straniero che ha promesso al suo amore di tornare, Ciro, vittima del pregiudizio, lui, così biondo, così diverso dagli altri bambini, ricorda, con la sua presenza, la sua diversità, il peccato della madre, quella donna che nessuno, a parte la cara e dolce Nandina, vuole aiutare. Ciro, il nome con il quale il padre, che è stato a Napoli, chiama tutti i ragazzini, forse perché, soldato americano, pensa che quella parola indichi il sostantivo "ragazzo". Ma forse Ciro in questa storia è un nome che racchiude in sé il destino dei molti bambini nati dalle ceneri di un paese sopraffatto dalla guerra. Di un paese macchiato, violato, ucciso dalla barbarie del secondo conflitto mondiale. Ciro, come "gGiro" della "Tammurriata nera", quella creatura "nira nira" nata dal ventre di una donna napoletana, Ciro, marchiato dal colore della pelle che urla la sua diversità, nonostante i paesani cerchino di dargli nomi come Francesco e Antonio, Giuseppe o Ciro quel bambino è nero come non si sa...Mentre il nostro Ciro, così chiaro, viene chiamato così solo dalla sua mamma e da Nandina, perchè per tutti gli altri"...sono l'americano, o, peggio ancora, il bastardo di Mara, la figlia di Sigaro." (cfr.p.15 ibidem) Ecco, Silei mi ha fatto pensare anche al testo di Nicolardi, "La tammurriata nera", canzone nata da un fatto realmente avvenuto, ma come si legge nello stesso testo, "Ne parlano le donne di quest'affare: Questi fatti non sono rari se ne vedono a migliaia!"(cfr.Canzoni contro la guerra). Peppe Barra ne interpreta una versione meravigliosa, ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo e per la prima volta ho ascoltato le parole di questa canzone, lui ne ha trasmesso la crudezza, il valore storico e il tragico, reale significato...
"Se il diavolo porta il cappello" può celare bene le corna, il suo aspetto animalesco e agire indisturbato, compiendo rituali e sortilegi...Silei tesse una tela che aumenta di ritmo mano a mano che questa si dispiega rivelando misteri e meraviglie. Vi ho trovato delle magnifiche sequenze descrittive e personaggi dal forte impatto emotivo.
Silei riesce a non cadere mai nel banale, a non farsi scoprire dal lettore esperto e a non fare abbandonare queste magnifiche duecentosessantaquattro pagine su un qualsiasi comodino...
mercoledì 10 luglio 2013
Follia e una madame Bovary dell'Inghilterra degli anni '60
Il mio incontro con questo libro di Patrick MCGrath è avvenuto per caso, in una libreria di Verona, quando, dopo aver camminato tutto il giorno per la città, ho poggiato lo sguardo sulla vetrina colma di libri.
Il mio tempo in questi luoghi si dilata e spesso mi rendo conto di passarci dentro delle ore, a toccare, leggere, annusare e sfogliare, ma a Verona ero con mio marito che, essendo un uomo pratico e risoluto, ha preteso, a un certo punto, che scegliessi il libro che volevo.
Volevo comperare un'edizione di " Lolita ", perché è un classico che mi manca in libreria, ma ne ho stranamente perso le tracce e mi sono imbattuta su questo autore a me sconosciuto. Così ho scelto Follia, incuriosita dal tema dell'ossessione amorosa.
Dalle prime pagine mi sono appassionata al linguaggio asciutto, quasi tecnico dal punto di vista psichiatrico, che mi ha fatto pensare ad alcuni romanzi dell'epoca vittoriana, vedi
" Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" di Robert Louis Stevenson.
Stella è la moglie di uno psichiatra in carriera che forse diventerà il direttore di un manicomio criminale di massima sicurezza, una specie di cittadella fortificata di architettura vittoriana. Siamo nel 1959, la famiglia Raphael si trasferisce nella residenza situata vicino all'ingresso principale dell'istituto. Sono in tre, Stella, il dottor Max Raphael e il piccolo Charlie. Le loro sono vite fatte di solitudine, di desideri individuali che non sono condivisi, di sogni che si frammenteranno come i vetri rotti della serra che Edgar Stark deve sistemare e come la passione che, violenta, romperà, un fragile e finto equilibrio fatto di silenzi urlati. Stella ed Edgar, un paziente uxoricida, si abbandonano alla passione che in breve tempo li travolge, come se dovessero aggrapparsi alla vita, come se avessero bisogno l'uno dell'altra per respirare, come se nascessero per la prima volta e capissero cosa voglia dire respirare. Per Stella quest'incontro rappresenterà il primo passo verso il buio, un buio che le ruberà tutto, ma forse la renderà libera, libera e forte: di scegliere e di sbagliare, di agire in qualsiasi modo pur di cancellare questo sentimento divorante, di volare e di addormentarsi, di amare e di perdersi.
Il libro è denso di indizi che portano alla tragica evoluzione degli eventi che cambiano repentinamente tingendo la lettura di colori foschi, la stessa meravigliosa Stella assume via via le tonalità del grigio...fino a diventare di tulle...un velo malridotto e appesantito dagli strappi.
Dalle prime pagine mi sono appassionata al linguaggio asciutto, quasi tecnico dal punto di vista psichiatrico, che mi ha fatto pensare ad alcuni romanzi dell'epoca vittoriana, vedi
" Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" di Robert Louis Stevenson.
Il contenuto e la descrizione dell'animo femminile, della triste e passionale Stella Raphael, mi hanno fatto pensare alla mia amatissima Madame Bovary, povera creatura schiacciata dai sui stessi sogni, quei sogni che la società e le scelte di una breve e triste vita sono rimasti meravigliosamente tali e l'hanno portata, in un definitivo atto di coraggio, a lasciare la terra pur di non affrontare la vergogna alla quale l'avrebbero sottoposta le regole del suo tempo.
Per questo la bellissima e triste Stella Raphael mi ha subito affascinata e sono stata rapita dalla sua storia al punto di leggere il libro appena riuscivo a rubare un po' di tempo alle cose pratiche della mia quotidianità.
Stella è la moglie di uno psichiatra in carriera che forse diventerà il direttore di un manicomio criminale di massima sicurezza, una specie di cittadella fortificata di architettura vittoriana. Siamo nel 1959, la famiglia Raphael si trasferisce nella residenza situata vicino all'ingresso principale dell'istituto. Sono in tre, Stella, il dottor Max Raphael e il piccolo Charlie. Le loro sono vite fatte di solitudine, di desideri individuali che non sono condivisi, di sogni che si frammenteranno come i vetri rotti della serra che Edgar Stark deve sistemare e come la passione che, violenta, romperà, un fragile e finto equilibrio fatto di silenzi urlati. Stella ed Edgar, un paziente uxoricida, si abbandonano alla passione che in breve tempo li travolge, come se dovessero aggrapparsi alla vita, come se avessero bisogno l'uno dell'altra per respirare, come se nascessero per la prima volta e capissero cosa voglia dire respirare. Per Stella quest'incontro rappresenterà il primo passo verso il buio, un buio che le ruberà tutto, ma forse la renderà libera, libera e forte: di scegliere e di sbagliare, di agire in qualsiasi modo pur di cancellare questo sentimento divorante, di volare e di addormentarsi, di amare e di perdersi.
Il libro è denso di indizi che portano alla tragica evoluzione degli eventi che cambiano repentinamente tingendo la lettura di colori foschi, la stessa meravigliosa Stella assume via via le tonalità del grigio...fino a diventare di tulle...un velo malridotto e appesantito dagli strappi.
domenica 5 maggio 2013
Il suono dei desideri
Anche questo bellissimo albo è passato dalle mani di una mia amica libraia, alle mie. Intorno a noi c'era tantissima gente e le voci si propagavano allegre per tutto lo splendido Porto Canale di Cesenatico. C'era un mercatino. Era buffo, perché tra ninnoli, abiti, accessori, utensili per la casa, profumi e cibi regionali se ne stava, piccola ma orgogliosa, la bancarella della libreria. Era affascinante con le sue sedie colorate, piccine piccine come quelle della fiaba di "Riccioli d'oro", con le sue bambole di stoffa fatte a mano e i tanti libri di tutte le dimensioni e dai mille colori.
Immersa nel dolcissimo trambusto del mercato, riscaldata da un sole che si è svelato per poche ore e "sfamata" di titoli dalle mie amiche libraie, mi sono letta questo piccolo contenitore di poesia.
"Un bambino e il suo papà si dirigono in montagna di buon mattino, il bimbo è ancora assonnato, ma il suo papà gli mostra la magia dell'eco, insegna al suo piccolo come chiederle le cose e per farlo, inizia lui...Così il bambino pensa a quello che potrebbe fare con i doni della dolce Eco, ma presto dovrà essere lui a chiedere qualcosa, così come ha fatto il suo papà...Cosa gli regalerà l' eco?"
Le immagini e le parole dell'albo ci riportano a una dimensione umana che nei nostri giorni si sta un po' perdendo, forse perché abbiamo tutto a portata di mano: la dimensione del desiderio e del sogno.
Le immagini sembrano uscire fuori dal foglio per inondare la realtà dei colori della fantasia e per rendere paesaggi, già meravigliosi come quelli toscani, ancora più fiabeschi o mitologici se vogliamo pensare alla ninfa Eco.
La lettura fatta ai bambini è divertente e alla fine anche molto commovente, ma non svelerò altro, perché vale la pena leggerlo, guardarlo, annusarlo...con i vostri bambini o solo per voi, perché la lettura è una terapia...
L'Eco
di Alessandro Riccioni
illustrato da David Pintor
edizioni Lapis - i Lapislazzuli
giovedì 2 maggio 2013
...e ricordatevi che i libri non mordono!
Sento il dovere di dire grazie a molte persone, se posso parlare di certi libri, la mia ricerca personale non basterebbe a scoprire l'immenso mare di libri dedicato all'infanzia e all'adolescenza. Tante cose che conosco e alle quali mi sono appassionata, le devo proprio alle persone che ho conosciuto, sarò sempre grata a tutte loro, alcune passate, altre presenti...merci!
Questo libro è arrivato in classe dalle mani di una mia piccola alunna e quando l'ho aperto per leggerlo a tutti, così, senza averlo letto prima e pronta a scoprirne il contenuto, la magia ha trovato dimora nella nostra classe, anzi, nelle nostre classi.
Nel mondo ci sono tantissime cose, alcune meravigliose, altre molto brutte, ci sono persone, animali, luoghi completamente diversi tra loro:
..." Nel mondo ci sono artisti che rendono la vita più bella."...
..." Ci sono malati che piangono."...
..." Ci sono alunni che cantano."...
Tutte queste "meraviglie e miserie" sono illustrate da Robin e ricordate dall'autore francese Benoit Marchon.
Mentre leggevo e mostravo ai bambini le immagini, questi piccoli maestri partecipavano con il loro assenso o dissenso a quello che sentivano: urlavano di gioia per le cose belle e si lasciavano andare a forti - Buuuuuuu- quando immagini e parole evocavano le cose spiacevoli della terra.
"Nel mondo ci sono" avvicina il lettore e l'ascoltatore l'uno all' altro e ambedue al Mondo.
mercoledì 1 maggio 2013
" la scrittura è il luogo in cui mi sono innamorato di lei..."
Amélie, mon amour, l'ho conosciuta sette anni fa, un mio collega, fine lettore, misantropo oltre la definizione stessa del termine, appassionato di musica, mi aprì le porte su questa eccezionale ed elegante scrittrice contemporanea. Da quel momento non ho più smesso di leggerla e rileggerla, lei non è solo una scrittrice, ma è un'eterna innamorata della parola, riesce a dare a quest'ultima una vita propria. La parola in Amélie è azione e rende il lettore attivo nella ricerca della parola stessa. Lei non è un'autrice per un lettore distratto, impone la calma, la lentezza, la ricerca, lei prende il tuo tempo mentale ed emotivo e per questo, dopo averla amata la prima volta che la leggi, attendi trepidante che torni a inondarti di parole. Non è questo il primo libro che ho letto, la mia passione è nata con "Biografia della fame", ma ci sarà tempo per parlarne...
Rondine è la vittima di un serial killer dalle tante identità, di un uomo che da un momento all'altro decide di strapparsi metaforicamente il cuore, di uccidere tutti i suoi sensi per non soffrire, non provare il dolore di chi ha avuto una delusione amorosa. Il racconto del nostro uomo che subisce una metamorfosi sensoriale è scritto in prima persona, come un diario, che via via, ci svela un finale che di sicuro lascia sorpresi. Il diario di Rondine, in sé semplice oggetto che sembra non avere alcuna importanza, costituisce in realtà il sacro contenitore di una parola che non si può svelare...
I curiosi pagheranno con la vita!
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