mercoledì 10 luglio 2013

Follia e una madame Bovary dell'Inghilterra degli anni '60

Il mio incontro con questo libro di Patrick MCGrath è avvenuto per caso, in una libreria di Verona, quando, dopo aver camminato tutto il giorno per la città, ho poggiato lo sguardo sulla vetrina colma di libri. 
Il mio tempo in questi luoghi si dilata e spesso mi rendo conto di passarci dentro delle ore, a toccare, leggere, annusare e sfogliare, ma a Verona ero con mio marito che, essendo un uomo pratico e risoluto, ha preteso, a un certo punto, che scegliessi il libro che volevo. 
Volevo comperare un'edizione di " Lolita ", perché è un classico che mi manca in libreria, ma ne ho stranamente perso le tracce e mi sono imbattuta su questo autore a me sconosciuto. Così ho scelto Follia, incuriosita dal tema dell'ossessione amorosa. 
Dalle prime pagine mi sono appassionata al linguaggio asciutto, quasi tecnico dal punto di vista psichiatrico, che mi ha fatto pensare ad alcuni romanzi dell'epoca vittoriana, vedi 
" Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" di Robert Louis Stevenson. 

Il contenuto e la descrizione dell'animo femminile, della triste e passionale Stella Raphael, mi hanno fatto pensare alla mia amatissima Madame Bovary, povera creatura schiacciata dai sui stessi sogni, quei sogni che la società e le scelte di una breve e triste vita sono rimasti meravigliosamente tali e l'hanno portata, in un definitivo atto di coraggio, a lasciare la terra pur di non affrontare la vergogna alla quale l'avrebbero sottoposta le  regole del suo tempo. 



Per questo la bellissima e triste Stella Raphael mi ha subito affascinata e sono stata rapita dalla sua storia al punto di leggere il libro appena riuscivo a rubare un po' di tempo alle cose pratiche della mia quotidianità. 


Stella è la moglie di uno psichiatra in carriera che forse diventerà il direttore di un manicomio criminale di massima sicurezza, una specie di cittadella fortificata di architettura vittoriana. Siamo nel 1959, la famiglia Raphael si trasferisce nella residenza situata vicino all'ingresso principale dell'istituto. Sono in tre, Stella, il dottor Max Raphael e il piccolo Charlie. Le loro sono vite fatte di solitudine, di desideri individuali che non sono condivisi, di sogni che si frammenteranno come i vetri rotti della serra che Edgar Stark deve sistemare e come la passione che, violenta, romperà, un fragile e finto equilibrio fatto di silenzi urlati. Stella ed Edgar, un paziente uxoricida, si abbandonano alla passione che in breve tempo li travolge, come se dovessero aggrapparsi alla vita, come se avessero bisogno l'uno dell'altra per respirare, come se nascessero per la prima volta e capissero cosa voglia dire respirare. Per Stella quest'incontro rappresenterà il primo passo verso il buio, un buio che le ruberà tutto, ma forse la renderà libera, libera e forte: di scegliere e di sbagliare, di agire in qualsiasi modo pur di cancellare questo sentimento divorante, di volare e di addormentarsi, di amare e di perdersi.
Il libro è denso di indizi che portano alla tragica evoluzione degli eventi che cambiano repentinamente tingendo la lettura di colori foschi, la stessa meravigliosa Stella assume via via le tonalità del grigio...fino a diventare di tulle...un velo malridotto e appesantito dagli strappi.