martedì 23 luglio 2013

Se il diavolo porta il cappello...la rabbia e il coraggio di Ciro

Le persone che abbiamo intorno, lo dico sempre, ci cambiano la vita, costruiscono con noi i sentieri della conoscenza o ne condividono semplicemente il percorso e le gioie che da essi scaturiscono...Condivisione...Quanto amo e quanto credo in questa parola. "Partecipare insieme con altri allo spiegarsi delle cose, alla rivelazione della vita..."  Per il prossimo libro dico grazie a Rossella, la mia amica libraia di Cesenatico e alla piccola, grande Emma, una mia ex alunna che sarà una donna davvero speciale! Il giorno del mio compleanno "Se il diavolo porta il cappello" è arrivato a me grazie a queste due magnifiche creature...

Questo libro vuole poche parole, va letto, occorre tornare indietro, capire chi parla quando l'autore cambia carattere di scrittura, è la speranza di Ciro? La speranza di un ragazzino tanto infelice, tanto tormentato, tanto solo diventa parola? Siamo nel dopoguerra, fa da sfondo alla storia di Ciro un bellissimo e rurale paesaggio toscano, paesaggio che trasuda magia come tutta la nostra penisola ne è stata pervasa soprattutto in quegli anni. Ciro, figlio di una "strega" che ha osato amare l'uomo che non era stato scelto per lei, Ciro, figlio dello straniero che ha promesso al suo amore di tornare, Ciro, vittima del pregiudizio, lui, così biondo, così diverso dagli altri bambini, ricorda, con la sua presenza, la sua diversità, il peccato della madre, quella donna che nessuno, a parte la cara e dolce Nandina, vuole aiutare. Ciro, il nome con il quale il padre, che è stato a Napoli, chiama tutti i ragazzini, forse perché,  soldato americano, pensa che quella parola indichi il sostantivo "ragazzo". Ma forse Ciro in questa storia è un nome che racchiude in sé il destino dei molti bambini nati dalle ceneri di un paese sopraffatto dalla guerra. Di un paese macchiato, violato, ucciso dalla barbarie del secondo conflitto mondiale. Ciro, come "gGiro" della "Tammurriata nera", quella creatura "nira nira" nata dal ventre di una donna napoletana, Ciro, marchiato dal colore della pelle che urla la sua diversità, nonostante i paesani cerchino di dargli nomi come Francesco e Antonio, Giuseppe o Ciro quel bambino è nero come non si sa...Mentre il nostro Ciro, così chiaro, viene chiamato così solo dalla sua mamma e da Nandina, perchè per tutti gli altri"...sono l'americano, o, peggio ancora, il bastardo di Mara, la figlia di Sigaro." (cfr.p.15 ibidem) Ecco, Silei mi ha fatto pensare anche al testo di Nicolardi, "La tammurriata nera", canzone nata da un fatto realmente avvenuto, ma come si legge nello stesso testo, "Ne parlano le donne di quest'affare: Questi fatti non sono rari se ne vedono a migliaia!"(cfr.Canzoni contro la guerra). Peppe Barra ne interpreta una versione meravigliosa, ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo e per la prima volta ho ascoltato le parole di questa canzone, lui ne ha trasmesso la crudezza, il valore storico e il tragico, reale significato...


"Se il diavolo porta il cappello" può celare bene le corna, il suo aspetto animalesco e agire indisturbato, compiendo rituali e sortilegi...Silei tesse una tela che aumenta di ritmo mano  a mano che questa si dispiega rivelando misteri e meraviglie.  Vi ho trovato delle  magnifiche sequenze descrittive e personaggi dal forte impatto emotivo. 
Silei riesce a non cadere mai nel banale, a non farsi scoprire dal lettore esperto e a non fare abbandonare queste magnifiche duecentosessantaquattro pagine su un qualsiasi comodino...